La relazione terapeutica

LA RELAZIONE TERAPEUTICA
Daniela Bucelli

“Noi ci sforziamo di seguire l’anima ovunque essa ci conduca e di apprendere ciò che l’immaginazione va facendo nella sua pazzia”.

J. Hillmann *

La relazione è un fenomeno originario (1) fondativo, ciò vuol dire che l’individuo nella sua singolarità si costituisce sempre nella relazione con l’altro – e in relazione con altri, nel rapporto Io-Tu (2), e non si sviluppa mai come “monade”, nell’isolamento.

Dice Jung: “La psicoterapia è un ramo dell’arte di guarire (3) che si è sviluppato e ha raggiunto una certa autonomia solo negli ultimi cinquant’anni”(…) “Ciò perché la psicoterapia non è quel metodo semplice e univoco che in un primo tempo si credeva fosse, ma si è rivelata a poco a poco una sorta di procedimento dialettico, un dialogo, un confronto tra due persone(4)…. Una persona è un sistema psichico, entra in interazione con un altro sistema psichico”…(5) L’altro, il paziente, è un’individualità unica, “imprevedibile” e “ininterpretabile”, di fronte alla quale il terapeuta può , se necessario, scegliere di abbandonare ogni tecnica, ogni presupposto e metodo, per aprirsi ad un procedimento puramente dialettico”, proprio come nei dialoghi dei filosofi antichi: “Il vero eros non comporta la volontà di imporre il nostro modello di vita e le nostre idee agli altri”(6).

L’approccio di Jung alla psiche ha spostato l’accento dalle vicende pulsionali freudiane alle vicende relazionali, per cui “Transfert” e “Controtransfert” cessano di essere ‘ostacoli’ all’analisi per divenire i ‘veicoli’ della trasformazione psichica di paziente e terapeuta nella relazione analitica (7).

La relazione è il cardine della cura, centrale in tutte le ipotesi psicodinamiche dello sviluppo psichico dell’individuo, come nella teoria delle relazioni oggettuali, per M. Klein e D. Winnicott, e nella teoria di separazione-individuazione della M.Mahler, nel concetto di trasformazione e di guarigione psichica (in C.G.Jung e nei post-junghiani).

“Il mistero del rapporto può essere descritto solo vagamente e non può essere afferrato con l’intelletto(…)Il rapporto comporta sempre qualcosa di creativo… Andare incontro ad una persona in modo creativo significa intessere fantasie su lei, esplorare le sue potenzialità…le fantasie creative sono attinenti alla sua natura (il paziente) e rappresentano, in forma “simbolico – mitologica”, le sue potenzialità di vita” (8).

(*) James Hillmann, “Re-visione della psicologia”, Adelphi, p.142

LE CURE PARLATE

“Sensibilizzarsi all’idea che non è l’ovvio che si deve capire ;
è qualunque cosa che il paziente vuole sia capita,
e il paziente stesso non sa quale sia…” (9)

Anna Freud aveva definita la psicoanalisi “talking cure”: una cura attraverso le parole. “Ascoltare e parlare “ sono la parte centrale dell’attività psicoterapeutica, dove la qualità dell’ascolto è centrale nella cura anche in setting terapeutici molto diversi. La sintonizzazione offre un ascolto partecipe e favorisce una comunicazione intensa e intima.

‘Ascoltare e parlare’ sono parte integrante dell’approccio psicoterapeutico, delle relazioni d’aiuto, e dovrebbero esserlo anche della medicina nel suo insieme.
‘Ascoltare e parlare’ nella terapia sono attività che si muovono all’interno di un processo di trasformazione psicologica.

L’aspetto verbale e il non-verbale della comunicazione assumono pari importanza e l’attenzione del terapeuta è rivolta ad entrambe gli aspetti, perciò egli ascolta le parole ma ascolta anche con lo “sguardo” e attraverso le percezioni corporee, ascolta il discorso silenzioso del corpo e delle sue espressioni, i gesti, così il non verbale entra nel dialogo psicoterapeutico.

Perché il corpo è davvero importante. Ascoltare è dunque un’arte per nulla scontata.

L’ascolto consente al terapeuta di partecipare alla vita emotiva del paziente comprendendo dimensioni anche molto profonde e sconosciute, inaspettate, non dette, non pensate, e infine di comunicare qualcosa che è fedele all’esperienza emotiva, sia conscia che inconscia, del paziente… In modo tale che il paziente riprenda a sognare più pienamente la propria esistenza.

SOGNARE SOGNI NON SOGNATI

“Rinascere emotivamente è, a mio parere, sinonimo di essere sempre più in grado di sognare la propria esperienza, che significa sognare se stessi nell’esistenza”…

T. H.Odgen

Poiché la psicoanalisi è un’esperienza vissuta, un processo che inventa se stesso mano a mano che procede è molto difficile utilizzare il linguaggio per raccontare o addirittura spiegare in cosa consista l’esperienza dell’incontro tra psicoterapeuta e paziente.

Lo psicoanalista Thomas H.Odgen ci offre una visione sintetica del lavoro terapeutico molto utile e comprensiva:

“Una persona si rivolge a uno psicoanalista perché si trova in uno stato di sofferenza emotiva, che non è in grado di definire; inoltre non è in grado di sognare (cioè di fare lavoro psicologico inconscio) o è così disturbata da ciò che sta sognando che i sogni vengono interrotti. Fino a quando è incapace di sognare la sua esperienza emotiva, l’individuo non può cambiare, non può crescere , non può diventare qualcosa di diverso da ciò che è stato. Il paziente e l’analista si impegnano in un esperimento, nei confini della situazione analitica, che ha lo scopo di creare le condizioni nelle quali l’analizzando (con la partecipazione dell’analista) possa migliorare le sue capacità di sognare i suoi sogni non sognati e interrotti” (10).

L’attività del sognare può essere compresa secondo la funzione alfa e la funzione beta di Bion. Le riflessioni di Ogden rimandano all’attività onirica del sogno e della veglia alla questione della rappresentazione e della rappresentabilità della vita psichica. Jung ha definito il sogno una fantasia passiva che ha distinto dalle fantasie attive nell’immaginazione attiva e nel processo creativo.

L’Art-Therapy apre all’esperienza dello spazio intermedio o spazio di gioco dove trovano espressione e forme esperienze emotive anche molto primitive, con l’uso di materiali estetici diversi, per costruire o ricostruire “frammenti” a volte mancanti dell’esperienza simbolica.

La tecnica dell’EMDR sostiene e facilita la rielaborazione dell’incubo del trauma, piccoli e grandi di eventi traumatici, recupero della capacità di sognare bloccata dall’esperienza traumatica. Viste in una prospettiva junghiana queste due tecniche psicoterapeutiche sono assimilabili all’immaginazione attiva.

Note

(1)vedi la voce relazione in U. Galimberti, “Dizionario di psicologia”, Utet, Torino, 1992.
(2) M. Buber, “Il principio dialogico”, Ed. di Comunità, 1958.
(3) Corsivo mio.
(4) Ibidem
(5) Conferenza del 1935 dal titolo “ Principi in psicoterapia pratica”, in Pratica della psicoterapia, in Opere, Vol., XVI ,Torino, Boringhieri, 1981.
(6) A. Guggenbuhl-Craig, “Al di sopra del malato e della malattia”, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1987, p.11.
(7) A. Carotenuto, “La relazione analitica”in Trattato di psicologia Analitica, Utet 1992.
(8) A. Guggenbuhl – Craig, “Al di sopra del malato e della malattia”, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1987, p. 34-35.
(9)Einid Balint, “ Prima che io fossi Io”, Roma, Armando Editore, p. 238.
(10)Thomas H. Odgen, L’arte della psicoanalisi, R. Cortina Editore, 2005, p. 13.

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