LE IMMAGINI: Momenti di Forza della Psiche Individuale

“Le Immagini Che il mistico Vede emanare Dal Centro del cuore Proprio pervadono lo spazio e poi SI riassorbono in lui deificandolo e quasi bruciandolo con il Loro lampeggiamento; Esse non Sono Immagini inerti e insignificanti: placano l’ondoso mare del Profondo e illuminano la SUA notte: Il dissidio dell’anima E’ Spento e sull’agitazione albeggia Una luce serena e immota “

“I portentosi esseri rappresentati nell’arte tibetana, dotati come sono di una forma libera di infinitamente esprimersi in un campo d’azione senza confini, provocano trasformazioni profonde nella coscienza di chi vi si accosta. Le stesse inquietanti divinità terrifiche , le manifestazioni irate della mente risvegliata:non sono più le bieche deità delle culture primitive, avide di sangue e di sacrifici; divengono simboli di momenti e di forze della psiche individuale e collettiva, non più proiettate fuori dell’anima come potenze implacabili e nocive, ma riconosciute come un dato dell’esperienza.” ».”

Giuseppe Tucci (Museo Orientale-Roma)

 

 

lettera aperta a LUOGHI DELLA CURA

Voglio concentrare la mia riflessione su un ‘osservazione che ha a che fare con ” i rifiuti’: è possibile mai buttare nella spazzatura , (per es.), pezzi di legno che potrebbero essere riutilizzati, riciclati , trasformati ? oltretutto sapendo che quei “pezzi” e “brandelli” di oggetti sono stati resi tali proprio da i pazienti che stiamo accogliendo, curando , guidando su una strada di trasformazione?
Non sarà questo rifiuto di accedere a quelle trasformazioni minime che hanno a che vedere con la quotidianità dei gesti e delle piccole cose, negazione di una responsabilità , a sua volta testimonianza sotterranea di dolore, incapacità di rivedere di riesaminare qualcosa?

Si potrebbe pensare al rifiuto e alla negazione, come modi di “insterilire il dolore, renderlo vuoto e inutile”.

Se usiamo il mondo naturale come scuola di vita, notiamo subito che la vita ricicla, rigenera e trasforma continuamente. Persino dai cadaveri il ” grano risorge con pallido volto dalla sua tomba ” , così scrive Walter Withman in Foglie d’erba, dopo aver osservato in una libreria di New York un’ antichissima immagine egizia di una mummia che viene cosparsa di acqua e dalla quale germogliano 28 spighe di grano”.
“In natura i rifiuti non esistono finché non siamo noi a rifiutarli”.
(Vedi Andrèe Bella Socrate in giardino, Ponte delle Grazie, 2014)

Il rifiuto delle piccole cose, nei gesti quotidiani, e’ una negazione che non può essere ignorata, ovunque la si viva . Purtroppo la incontriamo di frequente , ovunque, nei luoghi privati e in quelli pubblici , spesso in quelli istituzionali , dove spicca particolarmente , e in tutti quei luoghi che dovrebbero essere deputati alla cura.
I rifiuti , il rifiutare, il negare possono allora essere recuperati come segnali di malessere e di dolore che a loro volta hanno bisogno di essere curati e trasformati?!

Qualche giorno dopo aver scritto queste note, commentandole con Benedetta Silj, che ringranzio, ho trovato questo prezioso Blog che vi segnalo “RI-FIUTARE” : http://antoniettapotenteblog.blogspot.it/